Media Planning e Università

Approfittiamo dell’intervista che Marco Esposito di  Work in Sapiens  ha fatto al Prof Marco Stancati docente di Media Planning al Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza per fare il punto della situazione sul lavoro che stiamo svolgendo, qui, all’UVP. Ci sono molti punti in comune e fa difetto, paradossalmente, la comunicazione e lo scambio di idee e prassi.


Nell’ultimo anno abbiamo lavorato molto per consolidare gli asset della comunicazione legati al patrimonio, che sono un vero e proprio patrimonio essi stessi e che alimentano il valore del Brand Sapienza; un patrimonio pure quello. Ci siamo impegnati per costruire una serie di relazioni interne che permettessero ad un’organizzazione estesa e complessa come la Sapienza, di raggiungere una maggiore consapevolezza sul valore di alcuni fattori chiave. In particolare quelli relativi a concetti come dematerializzazione, convergenza digitale in relazione al patrimonio immobiliare: il real estate.

Cercando di leggere i cambiamenti in corso abbiamo proposto progetti per la valorizzazione del patrimonio per il breve e medio termine; la risposta è stata ottima e alcuni risultati si sono visti. In estrema sintesi ecco alcuni punti nodali attorno ai quali si svolge la ricerca:

1) la community Sapienza costituisce una massa critica sufficiente ad attirare un flusso di ricavi nel settore dell’advertising, fundrising, industria culturale. Questa community, vive e sfrutta il patrimonio ma l”insieme di relazioni che la descrive e la costituisce sono un patrimonio di estremo valore che va in qualche maniera curato e valorizzato.
2) la razionalizzazione degli asset della comunicazione e il rinforzo dei legami con le strutture periferiche della Sapienza innesca un circolo virtuoso che porta oltre ai ricavi un notevole miglioramento dei servizi informativi ma anche didattici e amministrativi, oltre che ad un risparmio dei costi, maggiore trasparenza, innovazione continua, cambiamento organizzativo e culturale ecc….

3) il traffico generato dalla presenza on line Sapienza, 1.500.000 di visitatori unici e 3.500.000 di pagine viste del sito è la punta di un iceberg e  fa invidia a molti player dell’editoria digitale e costituisce se opportunamente gestito e valorizzato un enorme potenziale per creare valore.

Ma quali sono gli asset in questione?

1) il portale di Ateneo
2) i canali social
3) il circuito di tabelle per l’affissione
4) il digital signage in fase di progettazione
5) la produzione di contenuti, primi fra tutti quelli dedicati all’e learning
6) lo sfruttamento del patrimonio immobiliare della Sapienza per:

  • organizzazione di eventi di comunicazione aziendale
  • la promozione di location cinematografiche e per l’industria culturale
  • la valorizzazione della produzione culturale della Sapienza ed in particolare di MU.SA, Teathron, il Polo Museale.

7)L’infrastruttura Wi-fi della Sapienza che ha una copertura notevole

8) Radio Sapienza e le Web TV di Ateneo

9) Il Polo Museale della Sapienza

Tutti questi asset sono, di fatto, un’offerta potenziale e molto appetibile per tutti i media planner.

Inauguriamo quindi una serie di post e speriamo che il dibattito si accenda e le ralazioni interne si rafforzino ulteriormente.

Cosa si sta muovendo, in breve:

Il portale di Ateneo è cambiato, poggia su una solida piattaforma Drupal; è alimentato da una redazione distribuita che sta crescendo ed è in atto una migrazione dei siti dei dipartimenti e delle facoltà sulla stessa piattaforma gestita autonomamente. Bello sarebbe che i geek della Sapienza contribuissero al suo sviluppo.

Il prof Stancati, lamentava la scarsa attenzione ai Social Network. In realtà nell’ultimo anno molto è stato fatto. Partendo da zero.

La Sapienza è sbarcata su facebook, twitter e Youtube e i dati di traffico,che elaboreremo e pubblicheremo prossimamente, danno la ragione di un buon successo. Sono state elaborate delle policies e il gradimento di una comunicazione più aperta inizia a sentirsi nei commenti e nei contributi degli utenti. Sul piano organizzativo è nato il coordinamento delle attività di comunicazione, che ha una forte vocazione operativa e riunisce personale di diversi uffici a vario titolo coinvolti nella comunicazione.

Insieme al  CIAO il gruppo ha prodotto ad esempio e lanciato ieri, una prima campagna virale per la diffusione dei servizi di Orientamento della Sapienza. Sono i primi passi ma molto altro è in cantiere.

La cura e lo sviluppo di una community che in temini di consistenza rappresenta il 10% della comunità universitaria italiana e l’innovazione dell’apparato comunicativo che la sostiene gioverebbe enormemente anche al miglioramento di tutte quelle voci che sono ancora marginali nel bilancio delle Università italiane:

  • fundrising
  • editoria universitaria o university press
  • merchandising
  • spin off e valorizzazione della ricerca scientifica

Immaginate un innocentive sapienza, un kickstarter sapienza, per citare solo alcuni esempi di innovazione i cui effetti sono ancora materia da accademia.

Stiamo valutando come ufficio la possibilità di organizzare un workshop sul temi del Brand, Media Planning, Università e convergenza digitale della Sapienza. Un workshop dove fare il punto della situazione e studiare soluzioni organizzative per fare si che l’enorme patrimonio di contenuti e competenze non venga disperso ma sfruttato pienamente. Un workshop che metta intorno al tavolo, Economia, Scienza della Comunicazione e ricerca sociale, Ingegneria e informatica, Amministrazione Centrale e aziende.

Al centro del ragionamento, c’è la forza del brand Sapienza e il coordinamento di tutte queste attività che richiedono il  superamento dela dispersione organizzativa, rivedendo e aumentando le competenze e gli inquadramenti professionali, maggiore trasparenza, meccanismi chiari di revenue sharing.

L’invito è quello di contribuire al dibattito a partire da questo e per i prossimi post.

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2 thoughts on “Media Planning e Università

    • Errore imperdonabile quello di non citare nell’articolo uno dei canali Social meglio riusciti e più efficienti della Sapienza. Basta scorrere i tweet per capire che gli utenti si rivolgono @twinfostud anche per altre informazioni. In realtà era tra i miei primi pensieri ma nella foga della scrittura alla fine l’ho dimenticato.

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